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Basilica di Santo Stefano (Canzo)

Triangolo Lariano

Canzo →

La «Gésa granda» di Canzo, cioè la chiesa di Santo Stefano Protomartire, domina il centro del paese su un sagrato balconato. È un edificio barocco costruito tra il 1728 e il 1752 al posto di una chiesa più antica; il titolo di basilica le viene dal cardinale Pozzobonelli, che nel 1752 la consacrò.

Storia

La chiesa di Santo Stefano compare tra le dipendenze della pieve di Incino già nel Duecento (una cappella, per il sito di turismo lombardo) e la «capella» di Canzo è citata ancora nel 1398 tra quelle del plebato. Diventò parrocchia nel 1569, durante la visita di Francesco Bernardino Cermenati. Nel 1584, con il trasferimento della sede plebana a Villincino, la parrocchia fu posta sotto il vicario foraneo di Erba. Nella visita del 1752 i parrocchiani risultavano 1.215, di cui 850 comunicati, e la parrocchia comprendeva gli oratori di San Miro, San Donato e San Michele arcangelo (quest’ultimo al Lazzaretto); tra il 1779 e il 1780 le anime erano 1.383, nel 1898 2.100.

La ricostruzione barocca ebbe una lunga preparazione. Secondo il sito di turismo lombardo, nel 1697 il parroco Pellizzoni avviò la raccolta di fondi, a cui contribuirono famiglie facoltose come i Tentorio (lanieri), i Masciadri, i Meda, i Pellizzoni, i Della Torre e i Sacchi; la prima pietra fu posata nel 1728. Nel 1752 il cardinale Giuseppe Pozzobonelli consacrò la chiesa e, colpito dalla sua grandezza, la intitolò «basilica». Wikipedia precisa che il titolo è tradizionale e che l’edificio non è una basilica in senso proprio. Il 21 aprile 1899 Leone XIII elevò la chiesa a prepositura; dal 1906 al 1971 Canzo ebbe un vicariato foraneo, da cui dipendevano sei parrocchie vicine (Caslino, Castelmarte, Corneno, Galliano, Longone, Proserpio). Si racconta che il suolo fosse una vigna di proprietà dei Pelliccioni, ceduta alla parrocchia a patto che in una sola notte tutta la popolazione ne sradicasse le viti.

Cosa vedere

Il fronte è barocco e mosso, con superfici che rientrano e sporgono, e un cornicione alto interrompe le lesene dai capitelli corinzi. Le porte sono tre: sopra quella centrale c’è un ricco frontone curvo, sopra le due laterali un semplice triangolo. Più in alto, una grande vetrata a colori sta tra le nicchie con Santo Stefano e San Miro (statue del primo Novecento secondo Wikipedia), e il timpano ovale è coronato da una croce di ferro. Il campanile, a destra secondo Wikipedia e sul fianco ovest per UPEL, è ottocentesco, con la copertura in bronzo. Il progetto di Giuseppe Bovara del 1818 ne prevedeva due.

L’interno è a una navata, con quattro cappelle e tre campate scandite da lesene. Tra il 1761 e il 1767 furono collocate nelle cappelle tre statue in marmo di Elia Vincenzo Buzzi, lo scultore delle due grandi figure dei transetti del duomo di Milano: sant’Antonio abate, san Bernardo di Mentone e la Madonna del Rosario. Nella cappella del Crocifisso c’è un grande crocifisso ligneo, che UPEL data al Cinquecento e che il sito turistico dice dotato di capelli veri; la frase che ne descrive la grandezza è di san Carlo Borromeo, nella visita del 1574 («Habet ecclesia crocifixum valde magnum sculptum»). Il sito di turismo lombardo parla invece di una visita del cardinale Borromeo nel 1779, quando né Carlo (morto nel 1584) né Federico (morto nel 1631) erano vivi: Wikipedia riferisce la frase alla visita di san Carlo del 1574.

Gli affreschi della volta della navata raccontano il diaconato di Stefano, Gesù che cammina sulle acque e il martirio del santo; nel presbiterio compaiono la gloria di Stefano e la Trinità, con i quattro evangelisti nelle vele. Per Wikipedia gli affreschi della volta del presbiterio sono del Settecento, mentre la maggior parte degli altri è dei primi del Novecento. L’altare maggiore, in marmi di vari colori, è opera di Nunzio Taragni, e due pulpiti antichi affiancano il presbiterio.

L’organo è dei fratelli Serassi di Bergamo, del 1828, con 1.510 canne secondo il sito turistico, e vi hanno suonato maestri come Spinelli, Bassi, Tagliavini e Parodi. Nel dicembre 2024 la parrocchia ha organizzato un concerto benefico per finanziare i lavori di recupero dello strumento. In una cappella a sinistra dell’altare sono conservate molte reliquie lasciate in eredità dal prevosto monsignor Camillo Fino; il sito turistico ricorda anche le reliquie di san Carlo, tra cui una «tasca», riportate alla luce da un sacerdote circa dieci anni fa.

Davanti alla chiesa c’è la Società Operaia di Mutuo Soccorso, che oggi ospita mostre, e di lato l’antico portico del mercato, a cinque arcate, con gli anelli di ferro usati per legare il bestiame nella fiera di san Stevenin del 27 dicembre. Alle spalle del portico, in via Risorgimento, una lapide segna la casa natale di Filippo Turati.

Info pratiche

  • La chiesa è in via Chiesa 38 (così il sito del turismo lombardo; la scheda regionale e Wikipedia scrivono piazza Chiesa), a Canzo.
  • Non abbiamo trovato su una fonte ufficiale gli orari di apertura: conviene informarsi presso la parrocchia di Canzo.
  • Vedi anche il comune di Canzo.

Fonti

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