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Sasso Gordona

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Il Sasso Gordona è una montagna di 1.410 metri che chiude a sud la Valle d’Intelvi, al confine con la Svizzera: modesta di quota ma dal profilo affusolato, offre un panorama a 360 gradi e una delle visite più complete ai resti della Linea Cadorna.

Storia

Il sistema difensivo che in Lombardia e in Piemonte si chiama «Linea Cadorna» (il nome ufficiale è Occupazione Avanzata Frontiera Nord) fu costruito tra il 1911 e il 1916 per fermare un eventuale attacco dalla Germania attraverso il territorio svizzero: centinaia di chilometri di strade carrarecce, gallerie e postazioni lungo le Prealpi occidentali, scavati da migliaia di uomini in condizioni difficili. Non fu mai usato in guerra, perché dalla linea non partì mai un colpo; nei decenni seguenti le sue strade servirono invece alle comunità di montagna. Sulle pendici del Gordona si incontrano trincee scavate nella roccia, gallerie percorribili, ricoveri e postazioni per mitragliatrici o cannoni leggeri, lungo il Sentiero Storico Linea Cadorna, dove qualche pannello spiega le fortificazioni. Il nome della montagna, secondo Wikipedia, viene dal celtico gur, «acuto», e dun, «sommità»: «monte acuto».

Cosa vedere

La roccia è calcare di Moltrasio, e la vetta, con una croce d’acciaio di circa quattro metri risalente agli anni Trenta, si riconosce da gran parte della pianura. Dal rifugio Prabello (1.210 m), ai piedi della montagna, si può scegliere: salire alla cima, oppure fare il periplo sud, un sentiero che passa tra le fortificazioni e ritrova il percorso principale in zona Monte Fontanella. Il rifugio è un punto di ristoro lungo il giro e un buon belvedere sulla Valle d’Intelvi. Dalla vetta lo sguardo va al Lago di Como, alla Svizzera e a tutto l’arco alpino.

Come arrivare

In auto si sale da Argegno verso San Fedele e Lanzo, poi per Erbonne e Casasco, fino a una strada stretta che porta a Pian dell’Alpe: gli ultimi tre chilometri richiedono pratica di strade di montagna. Dal parcheggio si cammina circa mezz’ora fino alla fine della strada e si sale un pascolo verso est, poi si segue il bosco lungo il confine italo-svizzero fino a un cippo ben visibile; il rifugio Prabello si raggiunge in una cinquantina di minuti dall’auto. Oltre il rifugio si sale per la spalla ovest: dopo alcune baite il sentiero diventa più impegnativo, con un salto di roccia che si supera con le mani o con una catena, poi le prime gallerie della Grande Guerra e una seconda spalla attrezzata a catene, infine il filo di cresta con la croce. Il tratto di salita richiede circa 1 ora e 40 e 450 metri di dislivello; il portale Rifugi di Lombardia, della Regione, classifica l’itinerario come Escursionistico EE (per escursionisti esperti). Con neve o in autunno servono i ramponi. Si scende verso est con un breve tratto di cresta a catene, seguendo una trincea fino alla mulattiera che viene dal Bisbino e poi, con i cartelli per Pian dell’Alpe e l’Alta Via dei Monti Lariani, in circa mezz’ora si torna al rifugio. Tempi, difficoltà e condizioni dei sentieri cambiano con la stagione e vanno verificati prima di partire (CAI, gestori dei rifugi, bollettino meteo).

Info pratiche

  • Altezza: 1.410 metri (OpenStreetMap, Wikidata, Wikipedia). Wikipedia e le guide escursionistiche collocano la vetta nel comune di Schignano; secondo OpenStreetMap ricade in quello di Cerano d’Intelvi, dove si trova anche il rifugio Prabello: la cima è vicina al confine tra i due.
  • Il rifugio Prabello è sul percorso della Via dei Monti Lariani; Wikipedia ricorda che la via passa sotto il versante nord della montagna.

Fonti

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