Nata dalla trasformazione di un convento francescano e dedicata alla giovane sposa del suo proprietario, Villa Amalia ospitò Foscolo, Stendhal, Monti e Parini ed è stata uno dei set del film “Allonsanfàn” dei fratelli Taviani.
La storia della villa comincia con il convento francescano di Santa Maria degli Angeli, nella frazione di Crevenna a Erba, costruito tra il 1480 e il 1489 e consacrato nel 1498. Dopo la soppressione, nel 1799 il convento fu acquistato dall’avvocato milanese Rocco Marliani, figura chiave degli anni della Repubblica Cisalpina e Italiana, che affidò all’architetto Leopoldo Pollack il progetto di trasformarlo in residenza estiva. I lavori terminarono nel 1801 e la villa prese il nome da Amalia, giovane moglie del Marliani.
Il progetto di Pollack, allievo del Piermarini, recuperò la struttura del convento dei Francescani Riformati e alcuni elementi come l’oratorio, con un pulpito marmoreo del Quattrocento e affreschi del Cinquecento, inserendoli in una nuova costruzione con facciata neoclassica e un pronao ionico sormontato da balconata e timpano. Pollack risistemò anche il giardino all’inglese, dove furono aggiunti statue, fontane, un obelisco e un monumento a Giuseppe Parini con il busto scolpito da Giuseppe Franchi. Le cinque lunette del portico della Cappuccina, con scene mitologiche ed episodi dell’Odissea, sono attribuite a Giuseppe Bossi, che probabilmente le dipinse tra il 1805 e il 1807.
Durante gli anni dei Marliani la dimora accolse letterati come Foscolo, Stendhal, Monti e Parini. Nel 1828 la proprietà passò a Luigi Marietti, di una famiglia di imprenditori e banchieri; nel 1843, dopo il fallimento della banca di famiglia, i Marietti dovettero vendere la villa all’asta: la comprò Massimiliano Giovanni Rinaldo Stampa di Soncino, che la fece rinnovare in stile gothic revival dall’architetto Giuseppe Balzaretto. Dal 1940 la villa appartenne ai Fratelli delle Scuole Cristiane e dal 1962 è proprietà di un ente pubblico territoriale, l’Amministrazione Provinciale.