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Villa Geno

Ramo di Como

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Villa Geno si trova sulla punta di Geno, il promontorio che separa il primo bacino del lago dal secondo, a Como. Il nome del luogo ricorda i monaci e i malati che l’abitarono prima della villa: dopo il convento degli Umiliati vi fu un lazzaretto, detto «Ca’ di mort», e la villa che si vede oggi è una ricostruzione tardo-neoclassica di metà Ottocento di Giacomo Tazzini.

Storia

Le fonti raccontano questo luogo a strati. La punta, un tempo detta Zeno, era abitata da molto tempo (Wikipedia ricorda una lapide tardoromana ritrovata nel 1721) e nel Duecento vi sorse una casa degli Umiliati con una chiesa, dedicata a san Clemente (in origine, scrive Wikipedia, a san Zenone), e un ospedale. All’inizio del Cinquecento il complesso, finito nell’Ospedale Maggiore di Como, divenne un lazzaretto per gli appestati, e lo fu anche nel secolo seguente; per secoli la località fu chiamata «Ca’ di mort», e i pescatori che passavano a remi davanti alla punta facevano il segno della croce.

Dopo la peste la proprietà cambiò più volte. Nel 1790 (Wikipedia, Larius Way) o alla fine del Settecento (scheda regionale) la comprò la marchesa Menafoglio, Cristina Emilia Ghilini Pettenari per Wikipedia, che voleva farne una villa di campagna e demolì la cappella di San Clemente; ma un ossario legato al lazzaretto era ancora lì nel 1884, quando lo vide August Strindberg durante un’escursione in barca, e nel 1893 la cappella risulta ancora in piedi, dedicata a san Carlo. La costruzione della marchesa restò incompiuta e, nei primi anni dell’Ottocento, la proprietà passò ai marchesi Cornaggia Medici, con Carlo Cristoforo.

Verso il 1850 i Cornaggia Medici decisero di abbattere l’edificio e incaricarono l’architetto Giacomo Tazzini, allievo di Luigi Canonica secondo Larius Way e del Canova secondo un blog, di costruire una villa di linee tardo-neoclassiche. L’interno fu decorato con affreschi di Eleuterio Pagliano e di Giuseppe Bertini, e la famiglia curò anche il grande parco e il viale alberato che ancora collega Geno alla città. La scheda regionale precisa che la villa conserva le forme tardoneoclassiche della facciata verso il lago, anche se compromesse da interventi di trasformazione.

Nel 1911 il Comune di Como comprò l’intera proprietà e la destinò a nuovo parco comunale intitolato alla regina Margherita, riducendo il parco della villa. Nel secondo dopoguerra l’area fu attrezzata per i turisti: la fontana (1948-1951, ingegner Renato Uslenghi), il lido (1950-52, architetto Fulvio Cappelletti), nel 1951 la sede di Como Nuoto e negli anni Settanta una piscina dell’ingegner Luciano Trolli.

Cosa vedere

La villa, sul lago, ha la facciata rivolta al primo bacino. Davanti alla punta, la fontana è il simbolo dell’area: secondo Larius Way il getto sale fino a 45 metri e la vasca poggia su una robusta soletta di cemento armato che si protende nel lago; una scheda di Camminacittà, senza data, avverte che a Geno la zona della fontana era chiusa all’accesso. Dalla punta, e dal viale, si vede un panorama che arriva oltre Torno e, sull’altra sponda, fino a Cernobbio.

Accanto c’è il Lido di Villa Geno, che ha una scheda propria, e a poca distanza la darsena di Villa Geno, dove hanno sede associazioni di sport acquatici.

Una concessione nel 2026

Il Comune di Como ha messo a bando la concessione dell’area in due lotti: la villa, con un canone annuale di 345.950 euro, e l’area verde, con 30.118 euro, per sei anni, in un bene soggetto a tutele monumentali e ambientali. Le offerte erano attese per le 12 del 6 luglio 2026; dopo un rinvio al 9 luglio, secondo l’articolo di Virgilio del 17 luglio 2026 che riprende ComoZero la gara è stata aggiudicata alla VD BuonoBuono Como Srl, già gestore del ristorante di Villa Olmo, con un’offerta di 600 mila euro, superiore alla base d’asta. L’aggiudicazione non vale ancora come consegna: servono le verifiche sulle autocertificazioni e sulla regolarità della società e il contratto. Non sappiamo come sarà usata la villa né quando riaprirà: conviene verificare.

Info pratiche

  • La villa è in viale Geno 12, a Como; si raggiunge a piedi dal centro lungo il lago, oppure in bus (linee C30 o C31 da San Giovanni, per Larius Way).
  • Stato d’uso incerto: la villa, già ristorante, è oggetto della concessione descritta sopra, e non è visitabile come monumento.
  • Il parco e il viale sono pubblici.

Fonti

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