Qui, tra i dodici platani voluti dall’architetto Giuseppe Balzaretto, Alessandro Manzoni veniva a trovare lo zio materno: Villa Rachele custodisce uno dei legami familiari più illustri di tutta la letteratura italiana.
Sorta su una piccola penisola di fronte all’Isola Comacina un tempo chiamata in dialetto “la Puncia”, la villa fu costruita a partire dalla metà del Settecento dalla famiglia Beccaria, completata solo agli inizi dell’Ottocento a causa delle incertezze del periodo napoleonico. Fu la residenza di Giulio Beccaria, figlio del celebre Cesare Beccaria - il giurista illuminista autore di “Dei delitti e delle pene” - e zio materno di Alessandro Manzoni, che qui fu ospite affezionato insieme alla madre Giulia. Lo storico e patriota Cesare Cantù, che vi risiedette a lungo dopo la morte di Giulio, la descrisse come una villa che “somiglia ad un buon libro: ottiene più che non prometta”, citando l’iscrizione latina incisa in un angolo del parco che invita a lasciare fuori dai suoi confini invidia, liti e ambizione.
Alla figlia di Cantù, Rachele - da cui il nome con cui la villa è oggi conosciuta - si deve invece la stagione culturale forse più vivace della sua storia: sposata con Angelo Villa Pernice, deputato al primo Parlamento italiano, vi fondò un salotto letterario noto come “Accademia dei pedanti”, frequentato da personalità come Antonio Fogazzaro, Tommaso Gallarati Scotti ed Ettore Verga. Passata poi a Rachele Martelli, moglie dello scrittore Emilio De Marchi, la villa e il suo parco fecero da ambientazione al romanzo “Col fuoco non si scherza” (1901).
Il parco, riordinato a metà Ottocento dall’architetto Giuseppe Balzaretto - lo stesso che progettò i giardini di Villa Trivulzio a Bellagio e di Villa d’Este a Cernobbio - custodisce ancora oggi un imponente cedro del Libano, magnolie sempreverdi e il piccolo tempio funebre dedicato a Giulio Beccaria e alla moglie Antonia, opera dello scultore Bassano Danielli. Visibile quasi esclusivamente dal lago, Villa Rachele resta uno dei gioielli più discreti e meno noti di tutta la sponda occidentale del Lario.