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Abbazia di Piona

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L’abbazia di Piona, o priorato di San Nicola di Piona, è un complesso monastico romanico sulla penisola di Olgiasca, a Colico, proteso nel lago ai piedi del Legnone. Ha una chiesa a navata unica, un chiostro del Duecento e, dal 1938, una piccola comunità di monaci cistercensi.

Storia

La prima prova di una comunità monastica qui è un cippo, murato sotto i portici, che ricorda Agrippino, vescovo di Como dal 607 al 617: dieci anni dopo la sua ordinazione fece innalzare un oratorio per santa Giustina martire, vi dispose la propria sepoltura e ne celebrò la dedicazione. Il cippo lascia pensare a una comunità probabilmente eremitica; di quell’oratorio resta una piccola abside, poco dietro la chiesa attuale.

Nell’XI secolo il luogo entrò nella riforma cluniacense: l’atto di adesione è perduto, ma si deduce dagli altri priorati cluniacensi della zona (Vertemate, Vallate, Figine). Un documento del 1277 dice che vivevano a Piona otto monaci, con la regola osservata e i conti in pareggio. La chiesa fu consacrata alla Vergine nel 1138 dal vescovo Ardizzone: lo si sa da un’iscrizione affrescata, scoperta nel 1906 e oggi quasi illeggibile. Non è chiaro se già allora fosse dedicata anche a san Nicola di Bari, protettore dei naviganti, ma un atto di vendita del 1154 parla della proprietà «di San Nicola di Piona». Il chiostro fu costruito tra il 1252 e il 1257 per volontà del priore Bonaccorso da Canova di Gravedona, come attestano due lapidi.

Poi il priorato decadde. Nel 1432 il duca di Milano nominò un amministratore dei beni, dopo la morte dell’ultimo monaco rimasto, e dal 1488 e fino alla soppressione del 1798 il priorato fu tenuto in commenda da diciannove abati commendatari. Nel 1593 il vescovo Ninguarda lo trovò in rovina. Con la legge della Repubblica Cisalpina dell’8 maggio 1798 i beni furono incamerati e nel 1801 assegnati a un privato; il complesso passò di mano più volte e divenne un’azienda agricola. Nel settembre 1906 i primi restauri portarono alla luce le iscrizioni e gli affreschi. Nel novembre 1935 il commendator Pietro Rocca comprò la tenuta e, il 25 settembre 1937, la donò alla congregazione cistercense di Casamari, in memoria di Cesare e Lidia Rocca, morti nel massacro di Mai Lalà, in Etiopia. I monaci vi tornarono il 13 febbraio 1938. Alcune fonti datano la commenda al 1475 o al 1480 e la donazione al 1936.

Cosa vedere

La chiesa è a navata unica, orientata a est, misura 27,60 metri per 8 e arriva a 9,50 di altezza (secondo il sito dei monaci; altre fonti scrivono circa 20 metri di lunghezza). La facciata a capanna è sobria, con un portale, un’ampia monofora e una finestrella a croce, e il portone di bronzo è di Giuseppe Abram (1982), con scene della vita di san Benedetto. Il muro cambia più volte di qualità: l’abside, tonda e di pietre ben squadrate, ha un tetto conico a lastre scure di tipo transalpino, e dietro si vede il rudere dell’abside di Santa Giustina. Il campanile, accanto all’abside, è quadrato, e per il sito dei monaci è un rifacimento del Seicento; altre fonti lo dicono di fine Settecento. Sostituì un campanile ottagonale, simile a quello di Santa Maria del Tiglio a Gravedona, crollato per un cedimento del terreno.

L’interno è austero e senza altre decorazioni oltre agli affreschi dell’abside e del presbiterio, di autore e data incerti, forse del XII-XIII secolo: nel catino Cristo in una mandorla con i simboli degli Evangelisti, sotto la serie dei dodici apostoli e sull’arco il Cristo benedicente sorretto da angeli. All’ingresso, due leoni stilofori tardoromanici sostengono le acquasantiere; lungo la parete destra c’è l’urna di una ragazza romana, Festina, trovata nel 1966, e sulla sinistra una tela della Regina pacis di Telemaco Pergola, donata nel 1943.

Il chiostro, sul lato sud della chiesa, ha forma irregolare e archi a tutto sesto su colonnine di marmo con capitelli tutti diversi, già di gusto gotico, con motivi vegetali e animali. Sulla parete nord del portico un affresco è una specie di calendario dei lavori agricoli dell’anno; altri affreschi vanno dal XIII al XV secolo. Dal chiostro si entra nella sala capitolare, con stalli veneziani del Settecento venuti dalla sacrestia di San Zeno a Verona. I monaci vendono nel negozio liquori, erbe, miele e cosmetici, e secondo Wikipedia la comunità vive di questi prodotti.

Info pratiche

Secondo la pagina Orari del sito dei cistercensi su Piona, consultata a ottobre 2026 (pagina non datata):

  • Piazzale e Grotta della Madonna: dalle 7 alle 19. Chiesa, chiostro e sala capitolare: dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 18.30.
  • Messa feriale alle 7; messe festive alle 9.30, 11 e 16.30 (senza la messa prefestiva); vespri alle 18.30.
  • Negozio: nei giorni feriali dalle 10 alle 11.50 e dalle 15 alle 17; nei festivi dalle 15 alle 17.30.
  • Indirizzo: via Abbazia di Piona 55, Colico; telefono 0341 940331.
  • Dalla riva si vede il promontorio dell’abbazia: vedi il Laghetto di Piona.

Fonti

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