La basilica di San Fedele sorge nell’omonima piazza, nel cuore della città murata di Como: è una delle due grandi chiese romaniche del centro, con una pianta a trifoglio fuori dal comune, un’abside con loggetta e il «portale del drago». Fu la cattedrale cittadina, dedicata a Sant’Eufemia, fino al passaggio del titolo a Santa Maria Maggiore.
Storia
Il primo documento che ricorda la chiesa, con il titolo di Sant’Eufemia, è un placito imperiale dell’865, e il testamento del vescovo Valperto nel 914 la chiama per la prima volta cattedrale. Il titolo fu attribuito probabilmente nel VII secolo dal vescovo Agrippino, che aveva fondato una chiesa di Sant’Eufemia sull’Isola Comacina. La basilica faceva parte di un complesso episcopale con il battistero di San Giovanni in Atrio, sul lato opposto della piazza, e la chiesa di San Pietro in Atrio, e gli studiosi hanno ipotizzato una «cattedrale doppia». Secondo la tradizione nel 964 vi furono portate le spoglie del protomartire Fedele, ucciso nella persecuzione di Diocleziano presso Samolaco: da qui il cambio di dedicazione e, forse, il passaggio del titolo di cattedrale a Santa Maria Maggiore, citata come cattedrale dal 1006. Nel 1881 il restauratore Serafino Balestra riferì di aver trovato in quei lavori i resti della basilica primitiva e le fondamenta di un tempio di Giove.
L’edificio attuale è un po’ più tardo. La scheda regionale propone di datare l’impianto attuale alla prima metà del XII secolo, Wikipedia al 1120, UPEL tra X e XII secolo senza escludere una preesistenza. Gli scavi del 1965-66 non hanno trovato fondazioni precedenti con un tracciato diverso, e oggi si ritiene che l’impianto a pianta centrale sia stato innestato su una basilica a tre navate e tre absidi, con gli ambulacri pensati per far girare i pellegrini attorno al corpo del santo. Il paragone più stretto è con la Cappella Palatina di Aquisgrana. Il campanile crollò in parte con il terremoto del 1117 e fu ricostruito nel 1271 per ordine del vescovo Raimondo Torriani: instabile sul terreno argilloso, fu abbattuto fino a quasi 12 metri e rifatto tra il 1903 e il 1907 (1905 per altre fonti).
Nel Cinquecento si modificarono la facciata e il presbiterio, all’inizio del Seicento si coprì la navata con una volta a botte e nel 1621 si finirono gli stucchi dell’abside sud. Nel Settecento si rifece l’altare maggiore, si demolì l’absidiola orientale destra per costruirvi la sacrestia e si rifece il rosone; nel 1805 si alzò il tiburio. Dal 1867 il restauro «stilistico» promosso da don Serafino Balestra cercò di togliere le aggiunte per tornare al romanico: si abbassò il pavimento, si isolò la chiesa dalle case, si rifecero le finestre del coro (1878) e la copertura del tiburio (1894). La facciata, rifatta dal 1914 su progetto di Antonio Giussani, ha un rivestimento a conci regolari e conserva il rosone del 1509. Nel 1965 si isolò in parte il lato sud, e nel 2004-2005 si pulirono l’abside e il portale.
Cosa vedere
Dalla piazza si vedono una facciata neoromanica, un po’ nascosta, con i mosaici del 1968 di Elena Mazzari sui portali, e il campanile romanico a pianta quadrata, aggiunto di fianco. Il lato più bello è però quello dell’abside, su via Vittorio Emanuele II: l’abside principale è poligonale, con una loggetta coronata da archetti ciechi e colonnine, e capitelli dei maestri comacini con figure di animali e foglie. Accanto all’absidiola nord si apre il portale cuspidato, in marmo di Musso con archetti pensili in pietra di Moltrasio, detto «del drago»: i rilievi, databili tra la fine dell’XI secolo e la metà del XII, mostrano secondo l’ipotesi più diffusa il profeta Abacuc con i cestelli per Daniele nella fossa dei leoni, e poi chimere, draghi e una sirena senza testa.
L’interno ha una pianta a croce latina con tre navate divise da pilastri quadrilobati e con i matronei, i soli dell’architettura romanica comasca. Gli stucchi e la grande volta a botte della navata sono seicenteschi. Nella cappella del Crocifisso, la gloria del Paradiso del catino è di Isidoro Bianchi (1623), con stucchi di Diego Carloni e quattro tele della Passione del fratello Carlo Innocenzo; la cappella della Madonna ha affreschi del 1613-1624 di pittori comaschi, a lungo attribuiti a Gaudenzio Ferrari, e un’Assunzione di Francesco Carpano e Giovanni Domenico Caresana. Si conservano anche affreschi medievali sul muro divisorio (la Madonna orante in una mandorla, un San Bartolomeo), un trittico del 1504 di Giovanni Andrea de Magistris nella cappella della Madonna della Neve e un leone di Musso, usato come acquasantiera, che si ritiene venga dalla paleocristiana Sant’Eufemia. Nell’altare maggiore, l’arca di marmo di Musso porta l’iscrizione della traslazione delle reliquie di Fedele nel 1365.
Info pratiche
- La basilica è in piazza San Fedele, nel centro storico di Como, a pochi passi dal Duomo.
- Il portale regionale in-Lombardia, in una pagina non datata, indica l’apertura dalle 8.30 alle 12 e dalle 15.30 alle 19, salvo celebrazioni; conviene verificare con la parrocchia.
- La basilica è molto vicina all’ex battistero di San Giovanni in Atrio, oggi inglobato in edifici pubblici.
Fonti
- Lombardia Beni Culturali, Basilica di S. Fedele (scheda CO180-00026)
- Lombardia Beni Culturali, Basilica di S. Fedele, complesso (scheda CO180-00025)
- UPEL Italia, Basilica di San Fedele
- Parrocchia di San Fedele, La Basilica di san Fedele in Como
- in-Lombardia, Chiesa di San Fedele
- Wikipedia, voce Basilica di San Fedele (Como).
