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Basilica di Sant'Abbondio

Ramo di Como

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La basilica di Sant’Abbondio sorge appena fuori dalle mura di Como, sull’antica via Regina: ha cinque navate e due campanili gemelli accanto all’abside, una soluzione di origine renana rara in Italia, e nel coro un ciclo di affreschi con la vita di Cristo. Fu consacrata da papa Urbano II il 3 giugno 1095.

Storia

Sotto la chiesa di oggi giacciono le fondamenta di una basilica paleocristiana, la Basilica Apostolorum, a navata unica e croce latina, con un nartece a U. Le lapidi funerarie trovate negli scavi si datano tra il 485 e il 584, e per la fondazione gli studiosi oscillano tra la fine del IV secolo (vescovo Felice, primo vescovo di Como) e la metà del V (vescovo Amanzio, che secondo Benedetto Giovio vi avrebbe deposto le reliquie degli apostoli Pietro e Paolo recate da Roma). Il titolo di Sant’Abbondio compare per la prima volta in un privilegio di Ludovico il Pio dell’818; lo si ritiene più antico, perché il vescovo Abbondio vi fu sepolto nel V secolo. In età carolingia la chiesa ebbe un ricco arredo di lastre marmoree, scoperte nell’Ottocento.

Tra il 1007 e il 1013, a seconda delle fonti, il vescovo Alberico affidò la chiesa ai benedettini. I monaci ricostruirono l’edificio, che papa Urbano II consacrò nel 1095 mentre passava da Como; la differenza di qualità tra l’abside e le navate fa pensare che il cantiere sia stato meno lineare di quanto sembri. Nel Duecento fu aggiunto alla facciata un atrio porticato. L’abbazia passò in commenda nel 1475: il cardinale Tolomeo Gallio fece rifare la chiesa in forme classiciste dal 1586 con Giovanni Antonio Piotti, con volte nelle navate, il finestrone in facciata e la demolizione dell’atrio. Nel 1616 la chiesa e il monastero andarono alle monache agostiniane di San Tommaso di Civiglio, e un tramezzo divise lo spazio tra fedeli e monache. Uno dei due campanili crollò nel 1784: il settentrionale per Mondi Medievali, quello di destra per la scheda regionale.

Il monastero fu soppresso a fine Settecento e restò a lungo abbandonato, finché nel 1834 il vescovo Carlo Romanò vi trasferì il seminario. Dal 1863 al 1874 il canonico Serafino Balestra guidò un restauro per tornare alla veste romanica, documentato da Camillo Boito, che ricostruì anche il campanile caduto. Altri restauri, tra il 1927 e il 1936 con l’ingegner Antonio Giussani, fecero riaffiorare gli affreschi della prima campata del coro. Nel 1933 il vescovo Alessandro Macchi consacrò il nuovo altare, sotto cui stanno le reliquie dei vescovi Abbondio, Console ed Esuperanzio. Il complesso, abbandonato a metà Novecento, fu comprato nel 1974 dal Comune di Como e oggi l’ex monastero ospita l’Università dell’Insubria.

Cosa vedere

L’esterno è di pietra, con la facciata a cinque salienti che corrispondono alle cinque navate, archetti ciechi sotto il tetto e quattro semicolonne, unica traccia del portico medievale. I capitelli del portale hanno aquilotti, colombe e una testa di felino; l’abside e il lungo coro hanno cornici a dente di sega e finestre decorate. Dall’altro lato i due campanili gemelli, uno ricostruito, danno alla basilica il suo profilo verticale.

All’interno colonne di cotto reggono la navata centrale e colonne più sottili le navate laterali, con una grande varietà di capitelli, da quelli cubici a quelli corinzieggianti. Le fondamenta della basilica paleocristiana sono segnate sul pavimento da lastre bianche e nere. Il coro, in origine riservato ai monaci, ha nell’abside il ciclo di affreschi con venti scene della vita di Cristo, con la Natività in alto e la Passione in basso, e nel catino Cristo benedicente tra la Madonna, il Battista e i santi Pietro e Paolo. UPEL, Italia.it e la scheda regionale lo datano al Trecento e Wikipedia, citando studi recenti, al 1315-1324; il sito della basilica lo attribuisce invece a un anonimo dell’inizio del XVI secolo, in contrasto con le altre fonti. Sulla volta del coro un cielo di stelle è stato dipinto con una polvere di lapislazzuli. Sotto l’altare riposano le reliquie dei tre santi vescovi, e vicino all’altare c’è una statua di sant’Abbondio che il sito della basilica attribuisce a Tommaso Rodari (1490) e altre fonti a Cristoforo Solari.

Accanto alla basilica restano parte del chiostro e, all’estremità del complesso, l’ex chiesa dei Santi Cosma e Damiano, sconsacrata, dell’XI secolo, con un soffitto a capriate e qualche affresco antico (UPEL).

Info pratiche

  • La basilica è in via Regina Teodolinda 35, Como. Il sito ufficiale indica l’apertura ogni giorno dalle 7.30 alle 18.30 (Italia.it riporta 8-18); la messa domenicale è alle 16.30, e nei mesi di luglio e agosto alle 20.30.
  • Non abbiamo trovato altre indicazioni su tariffe o visite guidate.

Fonti

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