La chiesa dei Santi Bartolomeo e Nicola, la parrocchiale di Domaso, sorge al limite orientale del nucleo antico: i documenti la ricordano dal 1247, ma l’aspetto è quello di una ricostruzione barocca che ha cancellato quasi del tutto l’edificio romanico, e dentro conserva cicli di affreschi e tele del Seicento e del Settecento.
Storia
La chiesa è documentata dal 1247 e compare in testi del Duecento sul tentativo della parrocchia di rendersi indipendente dalla pieve di Gravedona. Un’antica descrizione, la visita pastorale del 1593, parla di un portico esterno con colonne in serizzo, di una tribuna sopra l’ingresso, di affreschi molto antichi nell’abside e di tre cappelle, dedicate a santa Marta, a sant’Antonio e a san Nicola. Nel 1506 alla torre campanaria fu aggiunto il castello ottagonale per le campane. Dal 1551 cominciò un rinnovamento radicale, con l’ampliamento delle cappelle e la costruzione del coro; nel Seicento furono eseguite le decorazioni, a partire dalla terza cappella di sinistra, e l’edificio fu trasformato tra il 1724 e il 1730 (Lombardia Beni Culturali). Wikipedia ricorda che nel 1637 divenne prepositura e che solo nel secondo dopoguerra fu elevata ad arcipretale.
Cosa vedere
La facciata ha due ordini, scanditi da lesene, con portale, finestra balaustrata e un timpano mistilineo di gusto barocco. Sul fianco destro un portale laterale è sormontato da una Pietà rinascimentale, vicina alle opere dei fratelli Rodari, e sullo stesso lato si alza il campanile, con elementi romanici. Sul fianco sinistro c’è la settecentesca cappella della Buona Morte, affrescata con una Deposizione. A navata unica con cappelle laterali, l’interno è coperto da una decorazione settecentesca a quadrature e ornati floreali di Felice Biella.
La prima cappella di destra, del Rosario, dà accesso a un piccolo vano con i resti di un affresco del Quattrocento, la Trinità e san Pietro Martire, emersi dagli intonaci. La seconda, dei santi Francesco e Antonio, ha stucchi del ticinese Agostino Silva e affreschi di Pietro Bianchi. La terza, della Vergine, è quella fatta decorare dal conte Luigi Panizza, che governò per la Spagna il Forte di Fuentes e fu sepolto qui nel 1639: gli affreschi con la Vita della Vergine e i Misteri del Rosario sono attribuiti a Domenico Caresana, e sopra l’altare c’è una Madonna del giglio tardogotica. Sul lato sinistro la terza cappella, dei santi Pietro e Paolo, ha le Storie dei due santi affrescate da Caresana nel 1605 e una tela di Giulio Cesare Procaccini. Il presbiterio ha due affreschi del 1758 del valtellinese Cesare Ligari, con episodi legati ai titolari, la morte di Bartolomeo e un miracolo di Nicola di Bari; un’altra fonte li dà a Pietro Ligari (1686-1752). La croce astile in argento dorato è dell’orafo comasco Giovan Pietro Lierni (1533), secondo Como e il suo Lago e Wikipedia.
Info pratiche
Non abbiamo trovato su una fonte ufficiale aggiornata gli orari di apertura: per visitare la chiesa conviene informarsi presso la parrocchia di Domaso.
Fonti
- Lombardia Beni Culturali, Chiesa di S. Bartolomeo - complesso, Domaso
- Como e il suo Lago, La chiesa di San Bartolomeo a Domaso
- Wikipedia, voce Chiesa di San Bartolomeo (Domaso).