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Chiesa di San Giacomo

Ramo di Como

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San Giacomo, in piazza Grimoldi dietro il Broletto, è una basilica romanica del centro di Como: nata nell’XI secolo accanto alla cattedrale, fu sede delle assemblee del Comune e poi, ridotta a metà e trasformata in chiesa barocca, tornò in gran parte romanica con i restauri del Novecento. Dal gennaio 2022 è in cantiere: la diocesi prevede di tenerla aperta al culto e di destinarvi parte del futuro Museo della Cattedrale.

Storia

Non si conosce la data di fondazione e il documento più antico che la cita è del 1144. L’ipotesi più accreditata, ricordata dalla scheda regionale, la fa risalire al tempo del vescovo Rainaldo (morto nel 1084), verso la fine del suo governo, per i confronti stilistici con Sant’Abbondio, che ha gli stessi pilastri cilindrici e il motivo delle due torri, e perché Rainaldo partecipò nel 1084 alla fondazione dell’abbazia cluniacense di Vertemate. La questione non è chiusa, perché San Giacomo non compare tra le chiese consacrate nel 1096 da Urbano II. Una cronologia della diocesi parla di una dedicazione a San Giacomo Maggiore nel 1143-1144, e della presenza in chiesa di Federico Barbarossa nel 1161.

La basilica stava tra il palazzo del vescovo e il Duomo, allineata con questo, e secondo gli studi fu il secondo elemento di una «cattedrale doppia». Presto prevalse però la funzione civile: vi si riunirono le assemblee del nuovo Comune, una torre ospitò la campana che chiamava a consiglio (fino al 1292) e la piazza davanti prese il nome di broletto cumano, finché nel 1215 vi sorse il Broletto vero e proprio. Nel 1279 era già sede di parrocchia. Tra il 1335 e il 1447 fu racchiusa nella Cittadella Viscontea, e durante le lotte tra Vittani e Rusconi il pronao fu molto danneggiato.

Dopo una visita pastorale del 1578 che la trovò in pessimo stato, il Comune ne fece demolire la parte verso la piazza: il vescovo Ninguarda annotò nel 1590 che erano state abbattute le prime cinque campate, mentre una cronologia della diocesi data la demolizione al 1585 e la nuova facciata, dipinta su disegno di Giovanni Antonio Piotti da Vacallo. A metà Seicento la chiesa fu trasformata in forme barocche (1657-1661): colonne ridotte a pilastri, volte a crociera nella navata, tiburio eliminato, absidi laterali chiuse in sacrestie. Nel 1672, per la scheda del Capitolo della Cattedrale, papa Clemente X affidò la parrocchia ai padri dell’Oratorio di San Filippo Neri, mentre la cronologia diocesana indica il 1668 per l’arrivo dell’Oratorio. I Francesi soppressero la Congregazione nel 1798 e nel 1800, e la chiesa tornò sussidiaria della cattedrale.

Il restauro del 1970 ridiede al tiburio la pianta ottagonale e le bifore e sostituì le capriate rialzandole fino all’antica inclinazione; i segni del Barocco furono in gran parte tolti. Il pronao rimasto accanto alla torre del Broletto era stato demolito tra il 1924 e il 1926 secondo la cronologia diocesana, nel 1927 per la scheda regionale, e la facciata fu restaurata nel 1995.

Il cantiere dal 2022

I lavori, finanziati dal lascito di Gabriella Pizzochero Salvini (dieci milioni di euro, secondo La Provincia), sono cominciati nel gennaio 2022 su progetto di Giorgio Orsini. Nella prima fase si sono eseguiti scavi archeologici, la revisione del tetto di lastre di pietra, il consolidamento di un torrino scalare seicentesco e del campanile a vela, e il restauro della zona dell’abside, stretta da secoli tra edifici civili. Le opere mobili sono state messe in un deposito per la durata dei lavori, e dietro la pala del Crocifisso attribuita al Montalto è comparso un affresco inedito con una Crocifissione, parte della chiesa prima del rifacimento barocco. L’edificio è soggetto a subsidenza ed è monitorato.

La diocesi dava per conclusa la prima fase a dicembre 2023; il 23 dicembre 2024 La Provincia riferiva completato il primo lotto e preannunciava la seconda fase, con progetto esecutivo da presentare nella primavera 2025. Secondo il coordinatore dei restauri, Stefano Della Torre, San Giacomo dovrà restare una chiesa officiata e accogliere una selezione dei tesori del museo del Duomo, a cominciare dalle grandi tele di San Giovanni Pedemonte, oltre a un’esposizione multimediale basata sui rilievi tridimensionali degli scavi. Non abbiamo trovato notizie del 2026 né l’annuncio di una data di riapertura.

Cosa vedere

La facciata a capanna, color ocra, è decorata con finti marmi e ha un grande finestrone termale e, in alto, il Trionfo della Croce; sopra il tetto c’è un piccolo campanile a vela. La scheda regionale attribuisce ai lavori del Cinquecento l’assetto attuale, con le nicchie ai due lati del portale e la serliana al centro. L’abside, con la galleria di sette arcate su colonnine, è difficile da vedere perché circondata da case, che dal Cinquecento furono degli Odescalchi e dall’Ottocento sono divise in molte unità.

Dentro, tre navate con colonne di cotto e capitelli a spigoli smussati, simili a quelli di Sant’Abbondio, un transetto e un’abside centrale a sette nicchie con il coro romanico. Prima del cantiere il catino absidale conservava la Pentecoste affrescata a metà Seicento da Giovanni Battista Colomba. Nella cappella destra del transetto c’era un altare con San Filippo Neri in adorazione del Crocifisso (1680 circa, attribuito al Montalto) e in quella vicina un San Giuseppe del 1740 circa, di Giovan Battista Pittoni. Il Martirio di San Giacomo, attribuito ai Recchi, si trova invece nella chiesa di San Provino.

Info pratiche

  • La chiesa è in piazza Guido Grimoldi, dietro il Broletto, a pochi passi dal Duomo, di cui è sussidiaria.
  • Con il cantiere in corso, non abbiamo trovato su una fonte ufficiale gli orari di apertura né la conferma che sia visitabile: conviene informarsi presso la parrocchia della cattedrale prima di andare.

Fonti

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