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Chiesa di Sant'Orsola

Ramo di Como

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Sant’Orsola sorge appena fuori le mura meridionali di Como, tra via Tommaso Grossi e viale Lecco: è una chiesa dei primi del Seicento costruita per le monache del monastero accanto, con una volta a botte affrescata nel 1614, una pala del Moncalvo e un affresco quattrocentesco salvato dall’edificio precedente.

Storia

La chiesa medievale, più piccola e con l’abside a est, era stata consacrata nel 1489 secondo un atto notarile citato dallo storico dell’arte Alberto Rovi, autore del capitolo dedicato a Sant’Orsola nella relazione del piano di governo del territorio del Comune di Como. Il monastero era di Umiliate: Wikipedia lo dice fondato nel 1434, mentre una visita pastorale del 1632 descrive le monache con l’abito bianco degli Umiliati. Il 5 ottobre 1609 la priora, suor Geronima Perlasca, firmò un atto per finanziare i lavori in corso, e sulla volta compare la data 1614: la nuova chiesa fu dunque costruita nel primo e nel secondo decennio del Seicento, seguendo le regole che il Concilio di Trento aveva imposto ai monasteri femminili. Wikipedia indica la consacrazione nel 1639; Rovi documenta già nel 1634 l’altare maggiore consacrato.

Il nuovo edificio fu rivolto verso la città, con asse nord-sud, mentre la chiesa vecchia non fu demolita del tutto e conserva resti di affreschi, ma senza abside. La clausura imponeva due spazi: la «chiesa esterna» per i fedeli, che è quella che si vede oggi, e la «chiesa interna» dietro il presbiterio, dove le monache ascoltavano la messa attraverso una grata, oggi sostituita dai locali del parroco. L’abside curva attuale è del 1910. Secondo Wikipedia, nel 1906 Sant’Orsola divenne parrocchiale e nel 1908 prepositurale.

L’esterno è quello rifatto nel Novecento: rivestimento di mattoni, cornice e timpano in serizzo del 1938 su disegno del professor Galfetti, rielaborato dall’ingegner Ferruccio Castelli (Rovi; Wikipedia scrive 1939). Il portale è invece seicentesco, in sarizzo, realizzato poco prima del 1643 dallo scalpellino Pietro Pelino di Viconago. Il campanile, a torre al posto di quello a vela, è ottocentesco per Wikipedia, che lo dice disegnato dal pittore Francesco Capiaghi, e novecentesco per UPEL.

Cosa vedere

L’interno è una sola navata con cinque arcate per lato, sorrette da paraste di ordine composito e da un fregio a stucco con festoni. La volta, affrescata nel 1614, è attribuita al pittore luganese Giovanni Domenico Caresana: al centro la Trinità, con il Padre e il Figlio accanto e la colomba dello Spirito, e intorno gruppi di angeli. Alla base della volta gli angeli reggono cartigli con iscrizioni latine sulla Trinità, mentre quelli vicini al presbiterio portano gli attributi della santa titolare: corona, palma e frecce. I restauri degli anni Ottanta del Novecento hanno tolto le aggiunte del pittore Mario Albertella, che però ha lasciato nel catino dell’abside la Gloria di Sant’Orsola (XX secolo).

L’altare maggiore, incorniciato da un’ancona di marmi policromi, ha al centro la pala con il martirio di Sant’Orsola, di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo. Sotto la tela resta la grata che ricorda il passaggio tra la chiesa delle monache e quella dei fedeli. Durante la seconda guerra mondiale il dipinto fu messo al sicuro in un rifugio presso l’abbazia dell’Acquafredda (Wikipedia). Del coro ligneo seicentesco sono stati recuperati in parte gli stalli: ai lati si alternano teste di monache e di fanciulle, a ricordo del collegio in cui le monache istruivano ragazze di famiglie nobili.

Nella cappella della Vergine un blocco di muro staccato dalla chiesa vecchia porta l’affresco di Andrea De Passeri, databile al 1496 per Rovi (tra il 1494 e il 1497 per Wikipedia e UPEL): la Madonna offre un garofano al Bambino, che tiene un cardellino, con san Giovanni accanto. Le pitture e gli stucchi seicenteschi della cappella furono sostenuti dalla famiglia Torchio; Wikipedia attribuisce le pitture mariane ad Antonio Maria Crespi Castoldi, del 1630. L’altra cappella, di San Francesco, porta lo stemma della famiglia Tridi. Sopra la porta d’ingresso sta un Crocifisso del Cinque-Seicento con barba e capelli veri.

Info pratiche

  • La chiesa è nel quartiere di San Martino, subito fuori le mura, e dà direttamente sulla strada, senza sagrato.
  • Non abbiamo trovato su una fonte ufficiale gli orari di apertura: conviene informarsi presso la parrocchia.

Fonti

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