Un cardinale, una ballerina della Scala diventata contessa, una principessa inglese scandalosa e persino Alessandro Volta nei panni di avvocato: pochi edifici al mondo racchiudono una storia intricata come quella di Villa d’Este.
Tutto cominciò nel 1442, quando il vescovo di Como Gerardo Landriani fece costruire un convento femminile presso il torrente Garovo. Fu il cardinale Tolomeo Gallio, tra il 1565 e il 1570, a demolirlo per erigere al suo posto una sontuosa residenza personale, la “Villa del Garovo”, che divenne rapidamente meta di letterati, politici e dignitari ecclesiastici. Alla morte del cardinale la villa passò di mano in mano - ai nipoti, ai Gesuiti che ne fecero una casa di esercizi spirituali, agli Odescalchi, ai Marliani - fino ad arrivare, nel 1784, alla famiglia Calderara. Rimasta vedova del marchese Bartolomeo Calderara, la marchesa Vittoria Peluso, già ballerina del Teatro alla Scala nota come “la Pelusina”, sposò in seconde nozze il generale napoleonico Domenico Pino: in suo onore fece costruire nel parco una piccola fortezza in stile neomedievale, ispirata a quelle spagnole conquistate dal marito, e decorò la “sala napoleonica” con seta gialla ricamata con la lettera N, sperando in una visita di Napoleone che non arrivò mai.
Nel 1815 la villa fu acquistata da Carolina di Brunswick, principessa di Galles e moglie separata del futuro re Giorgio IV d’Inghilterra: il rogito fu curato, come procuratore della venditrice, nientemeno che da Alessandro Volta. Fu Carolina a ribattezzarla “Villa d’Este”, per una presunta quanto remota discendenza dalla celebre famiglia estense, e a trasformarne il parco in giardino all’inglese, con il romantico Tempietto di Telemaco ancora oggi visibile. Accusata dal marito di aver condotto in Italia una vita troppo libertina - un’accusa che sfociò in un clamoroso processo in Inghilterra - lasciò la villa nel 1820; passò poi ai principi Torlonia e agli Orsini, ospitò l’imperatore Francesco I nel 1825 e, nel 1868, l’imperatrice di Russia Maria Fedorovna, che vi soggiornò per due anni interi, tanto le fu caro il clima mite del lago.
Dal 1873 Villa d’Este è un albergo di lusso, tra i “Locali Storici d’Italia”: il suo parco di dieci ettari, dichiarato Monumento Nazionale già nel 1913, resta uno degli esempi più scenografici di giardino all’italiana e all’inglese di tutta la Lombardia, capace ancora oggi di raccontare, tra vialetti e fontane, oltre quattro secoli di storia e di intrighi.