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Villa Pliniana

Ramo di Como

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Anche Leonardo da Vinci si interrogò sul suo mistero: una fonte che cresce e cala ogni poche ore, descritta duemila anni fa da Plinio il Giovane in una lettera a un amico, ancora oggi sgorga nel cortile di questa villa sospesa sull’acqua.

Fu proprio la fama di questa sorgente carsica intermittente - già menzionata da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia” e in seguito oggetto di uno studio dello stesso Leonardo - a spingere il conte Giovanni Anguissola, governatore di Como, ad acquistare il terreno nel 1573 e a costruirvi la villa in appena tre anni. Il poeta inglese Percy Bysshe Shelley, che qui soggiornò e ne denunciò anche il degrado in cui versava nei primi dell’Ottocento, la descrisse come “sovrana superba di memorie” tra i cipressi del lago, mentre Stendhal, navigando in questo punto del Lario, annotò come il paesaggio si facesse improvvisamente “cupo e selvaggio”, con i monti che scendono quasi a picco nelle acque.

Passata nel 1590 ai Visconti Borromeo, che completarono l’edificio e commissionarono un intero saggio sul fenomeno della fonte, e poi ai Canarisi di Torno dal 1676, la villa attraversò nei secoli successivi un susseguirsi impressionante di proprietari: dal francese Thierres alla principessa russa Anna Wolkonska, dal principe Emilio Barbiano di Belgiojoso ai Valperga di Masino, che nel 1983 la cedettero alla famiglia Ottolenghi. Ancora più lunga la lista degli ospiti illustri che nei secoli sono passati da qui: letterati come Foscolo, Byron, Manzoni e Fogazzaro (che vi ambientò parte del romanzo “Malombra”, portato sullo schermo da Mario Soldati nel 1942), musicisti come Rossini, Liszt, Bellini e Puccini, scienziati come Volta e Spallanzani, sovrani come Napoleone Bonaparte e Margherita di Savoia.

Dopo quasi trent’anni di restauro, Villa Pliniana è oggi uno dei resort più esclusivi del Lago di Como, gestito dal gruppo americano Sereno Properties: tra i soffitti a cassettoni, i pavimenti a mosaico con stemmi araldici e la splendida loggia dorica affacciata sul primo bacino del Lario, la fonte intermittente continua, come duemila anni fa, a sorprendere chiunque si fermi ad ascoltarne il flusso e riflusso.

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