Ritrovata abbandonata nel 2009 da un visitatore francese in gita in barca, oggi Villa Cagni Troubetzkoy è tornata a splendere sul lago dopo un restauro durato quasi dieci anni: la storia di un principe russo in fuga dallo zar non poteva avere un epilogo più sorprendente.
Fu il principe Alexander Troubetzkoy, genero della grande ballerina Maria Taglioni, a scegliere Blevio come proprio rifugio dopo sei anni di lavori forzati in Siberia, condanna inflittagli dallo zar Nicola I per aver tentato un’insurrezione. Attorno al 1850 fece abbattere una costruzione rurale preesistente per costruire la propria dimora, ma le rocce scoscese della riva lo costrinsero a un intervento drastico: fece brillare con la dinamite un’intera porzione di scogliera, guadagnandosi dagli abitanti locali il soprannome, rimasto fino ad oggi, di principe “turbascogli”. Ne nacque una villa-chalet dai tetti fortemente spioventi e dagli abbaini caratteristici, dotata di un ardito ascensore in stile Jugendstil - l’unico esistente sul lago - che ancora oggi collega l’edificio a lago a un secondo corpo posto lungo la strada Lariana.
Nel corso del Novecento la proprietà, divisa in cinque unità con proprietari e stili diversi, cadde in un totale stato di abbandono, finché nel 2009 un visitatore francese, Monsieur Cagni, non la scoprì durante una gita in barca con la famiglia. Ci vollero sei anni per riunire l’intera proprietà e quasi un decennio di restauro filologico, affidato ai migliori artigiani italiani, per restituirle l’antico splendore. Oggi Villa Cagni Troubetzkoy, con il suo parco ricco di alberi secolari, grotte nascoste e terrazze scolpite, è una delle dimore più esclusive del Lario disponibili per soggiorni di lusso.