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Basilica di San Carpoforo

Ramo di Como

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La basilica di San Carpoforo, a Camerlata ai piedi del castello Baradello, è una chiesa del territorio di Como: nata secondo la tradizione alla fine del IV secolo, fu ricostruita in forme romaniche nell’XI secolo. Ha una facciata senza portale, addossata al pendio, e si entra da una porta sul fianco sud.

Storia

La basilica è dedicata a Carpoforo, martirizzato con alcuni compagni nella persecuzione di Massimiano (303-304). Secondo la tradizione la fondò il vescovo Felice, il primo di Como, che la scelse come propria sepoltura; fu costruita come chiesa cimiteriale appena fuori città, in una posizione strategica lungo la via di Camerlata, dove c’era una grande necropoli. Una lapide del 401, murata lungo la scala della cripta, è la più antica testimonianza cristiana del territorio comasco. Secondo la scheda regionale, pare che il re longobardo Liutprando la facesse restaurare; Il Faggio sul Lago data l’intervento al 724.

Due cose che si leggono spesso sono rifiutate dalla scheda regionale: che sia stata la prima cattedrale, errore nato dalla presenza della tomba del vescovo (Como ebbe due gruppi cattedrali dentro le mura), e che sorgesse su un tempio di Mercurio, che definisce una fantasia antiquaria. UPEL, Wikipedia e Il Faggio le riportano invece come dati storici. Nel 1040 il vescovo Litigerio vi avrebbe insediato un monastero benedettino: la scheda regionale parla di una comunità femminile e avverte che una recente analisi dei documenti li ritiene apocrifi, mentre per Monumenti Aperti era maschile. La consacrazione è al 1040 per Il Faggio e al 1044 per Wikipedia.

Nel Cinquecento subentrarono i monaci gerolamini e il monastero andò in commenda, mentre la chiesa fu parrocchia. In applicazione delle norme del Concilio di Trento l’architetto Giovanni Antonio Piotti da Vacallo coprì di volte le navate. Con la soppressione del 1773 il monastero fu chiuso e la chiesa continuò a funzionare; un secolo dopo un ampio restauro rifece i pavimenti della chiesa e della cripta. Dal 1871 don Vincenzo Barelli avviò un ripristino che, tra pause e riprese, fu concluso solo cinquant’anni dopo con L. Perrone e Antonio Giussani: si demolirono le volte cinquecentesche, si rimise il tetto a capriate e si rifece la volta del presbiterio. Alla fine la chiesa perse il titolo di parrocchiale, mentre gli edifici dell’ex monastero, addossati alla basilica, passarono a un ordine religioso, che vi avviò una scuola; ancora oggi vi ha sede una scuola.

Cosa vedere

La facciata, rivolta al Baradello, è chiusa contro un terreno franoso e ha solo tre monofore svasate, oggi murate; un documento del 1204 parla di un portico. Per la scheda regionale l’assenza del portale dipende dal terreno franoso, per Wikipedia anche dalla scelta di orientare l’edificio a est. L’abside ha all’esterno esili semicolonne e un fregio di archetti ciechi, e dentro corsi regolari bianchi e neri alternati. Il campanile, alto e di pietra squadrata, ricorda quelli di Sant’Abbondio. Tutto l’edificio è in calcare di Moltrasio.

L’interno ha tre navate divise in cinque campate irregolari, con pilastri rettangolari e un presbiterio rialzato sopra la cripta, raggiungibile con due scale di pietra. La cripta, in forma di oratorio, ha tre piccole navate con colonne e capitelli a foglie angolari, simile a quelle di Lenno e dell’Isola Comacina, e suggerisce una datazione entro l’XI secolo. Lungo le scale sono murate lapidi sepolcrali e parte di un pavimento a lastre bianche e nere, scoperti negli scavi dell’Ottocento. Nella chiesa un cippo romano, riusato in epoca romanica, porta scolpita una scena di caccia: una lepre, o forse un cervo, inseguita da un cane. Gli affreschi sono del Cinquecento e del Settecento, e la cappella dell’Assunta, nell’abside di sinistra, è affrescata per intero secondo Wikipedia. Secondo Wikipedia l’altare maggiore, barocco, copre l’antico sarcofago di san Felice, e nel 1932 la parrocchia si trasferì nella nuova chiesa di Santa Brigida, dove furono portate le spoglie del santo e dei primi martiri.

Info pratiche

  • La basilica è in via San Carpoforo, a Camerlata, ai piedi del Baradello.
  • L’accesso è dalla porta laterale, non dalla facciata.
  • Non abbiamo trovato su una fonte ufficiale gli orari di apertura né le modalità di visita: conviene informarsi presso la parrocchia o la diocesi.

Fonti

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