Sul lungolago comasco, vicino al Tempio Voltiano, una torre alta circa 30 metri ricorda i comaschi caduti nella Grande Guerra: il disegno viene dal futurista Antonio Sant’Elia, la costruzione dai fratelli Terragni, e dal 2026 si può anche salire in cima.
Storia
All’inizio del 1930 il Comune bandì un concorso per un monumento ai caduti, ma nessuna proposta convinse la commissione. Il 14 settembre 1930 si inaugurò al Broletto una mostra di Antonio Sant’Elia, l’architetto comasco nato nel 1888 e morto in guerra il 10 ottobre 1916, a 28 anni. Il 5 ottobre Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, venne a vederla e scelse un disegno, la «Torre Faro», come modello per il monumento: era un’immagine del 1914 a matita colorata e acquerello, ispirata alle forme industriali e alle centrali elettriche.
La prima pietra fu posata il 30 ottobre 1930. Marinetti affidò la trasformazione del disegno al pittore e scenografo futurista Enrico Prampolini, che lo semplificò e pensò a una luce da tenere accesa giorno e notte dentro il monumento. Nel maggio 1931 le fondamenta erano pronte, ma Prampolini non poteva dirigere i lavori e il cantiere si fermò. Subentrò l’ingegnere Attilio Terragni, che coinvolse il fratello Giuseppe: questi modificò il progetto in modo sostanziale e disegnò le vetrate.
Il terreno era friabile e umido, e per reggere il peso della torre servirono 43 pali di cemento sotto una piastra in calcestruzzo armato. Poi le imprese Nessi-Maiocchi e Tagliasacchi la rivestirono con circa 2.000 pezzi di calcare di Aurisina e di Reppen, scelti perché vengono dal Carso, dove nella Grande Guerra si combatterono battaglie durissime. Sul fronte una scritta dice che la città onora con le pietre del Carso la gloria dei suoi figli, mentre sul lato del lago c’è una frase attribuita a Sant’Elia pochi giorni prima di morire, che Marinetti volle: «Stanotte si dorme a Trieste o in paradiso con gli eroi». Il 28 settembre 1932 si posizionò all’interno il monolite di granito sul quale sono incisi i nomi dei 650 caduti comaschi; il peso è di 40 tonnellate secondo QuiComo e Wikipedia, di 50 secondo Old Como. Il monumento fu inaugurato il 4 novembre 1933, con il vescovo Alessandro Macchi e un lungo corteo guidato dal podestà.
Cosa vedere
Dall’esterno la torre, alta circa 30 metri, è una massa di pietra aperta da grandi finestroni verso il cielo, ben riconoscibile dal lago. Dentro, un monolite di granito rivestito di diorite porta i nomi dei caduti, e una scala circolare scende al livello inferiore, dove sono l’altare e il sacrario progettati da Terragni.
Info pratiche
- Dopo anni di chiusura il monumento è visitabile nel 2026, dal 2 giugno al 4 novembre: mercoledì e venerdì dalle 10 alle 13, sabato e domenica dalle 14 alle 17 (il comunicato di maggio dava le 18, la pagina del Comune aggiornata il 24 giugno dice le 17); apertura straordinaria il 2 giugno e il 4 novembre dalle 14 alle 17, chiuso il 15 agosto.
- Biglietto: 6 euro intero, 4 euro ridotto (over 65, residenti a Como, studenti universitari), 3 euro per i minori da 6 a 18 anni, Como Family Pass 15 euro. Si compra online sul sito dei musei di Como o alle casse di Tempio Voltiano, Pinacoteca civica e Info Point del Broletto; l’ingresso è compreso nella CoMmUnity Card.
- La scala che porta in cima è ripida e stretta: il Comune sconsiglia la visita a chi ha difficoltà motorie, problemi cardiaci, asma, vertigini o claustrofobia, e chiede che i minorenni siano accompagnati. L’accesso può essere interrotto con pioggia, vento forte o allerte meteo, ed è vietato nei giorni delle partite casalinghe del Como 1907.
- Calendario e orari valgono per la stagione 2026: da ricontrollare dopo il 4 novembre.
- Il monumento sorge nei giardini sul lago, vicino al Tempio Voltiano e al Novocomum.
