Il Novocomum è un palazzo di appartamenti di viale Sinigaglia, di fronte allo stadio: lo costruì tra il 1927 e il 1929 Giuseppe Terragni, che aveva 23 anni, e per la forma da nave fu soprannominato «il Transatlantico». È considerato uno dei primi edifici moderni d’Italia.
Storia
La società immobiliare Novocomum di Olgiate Comasco stava costruendo un isolato di case «borghesi ma signorili» tra la città murata e il Borgo Vico, e aveva già un edificio eclettico del 1922 firmato da Giacomo Caranchini su viale Fratelli Rosselli. A Terragni, per il quale fu il primo edificio costruito, fu chiesto di completare l’isolato con un secondo edificio a «C», in un lotto di 63 per 25 metri, accanto a quello esistente.
Il progetto rispettava il vecchio impianto, con la stessa altezza di cinque piani e le stesse quote dei solai, ma l’aspetto era del tutto nuovo, ispirato all’avanguardia internazionale. Per ottenere il permesso Terragni presentò al Comune tavole con facciate classiche e, quando furono tolte le impalcature, scoppiò lo scandalo: l’edificio non aveva decorazioni e sembrava un incastro di volumi colorati. La commissione edilizia aprì un’inchiesta per stabilire se fosse «un elemento di deturpazione», ma la commissione d’ornato, con gli architetti Portaluppi e Greppi, assolse il progetto. Riviste come La Casa Bella e Domus lo difesero: Giuseppe Pagano lo indicò come il modello della casa di domani e Gio Ponti, nell’aprile 1930, ne scrisse come di una «machine à habiter» in cui si vive bene.
Cosa vedere
Il fronte principale su viale Sinigaglia è lungo 63,50 metri e il palazzo ha pianta «a pettine»: un corpo a C con due appendici verso il cortile, per otto appartamenti a piano e circa duecento locali. Le scale sono quelle tradizionali delle case d’affitto, agli angoli. Proprio gli angoli sono la firma dell’edificio: svuotati e chiusi da un volume cilindrico di vetro al piano rialzato e al terzo e quarto piano, mentre l’ultimo livello ritorna a uno spigolo netto che sporge sul vuoto sottostante.
Anche il colore faceva parte del progetto. Le fotografie in bianco e nero fanno credere in un palazzo tutto bianco, ma Terragni aveva scelto il nocciola per le superfici verticali e l’arancio per sporgenze e rientranze, con linee azzurre (UPEL) o gialle (scheda regionale, che parla di nocciola, giallo e arancione). Il restauro del dopoguerra di Luigi Zuccoli cancellò quella tavolozza, ripresa dal restauro più recente delle facciate.
Info pratiche
- Il Novocomum è un edificio abitato: si vede dall’esterno, da viale Sinigaglia. Non abbiamo trovato su una fonte ufficiale visite organizzate all’interno.
- A poche centinaia di metri, nei giardini sul lago, ci sono il Monumento ai Caduti, anch’esso di Terragni, e il Tempio Voltiano.
