Il nome ricorda un olmo monumentale che un tempo svettava nel parco: oggi quell’albero non c’è più, ma la villa che porta il suo nome resta uno dei più imponenti esempi di architettura neoclassica sul Lago di Como, aperta al pubblico come sede di mostre ed eventi culturali.
Il terreno su cui sorge apparteneva in origine a un convento e fu acquistato nel 1664 dal nobile comasco Marco Plinio Odescalchi. Fu però il marchese Innocenzo Odescalchi, tornato a Como da Roma, a decidere la costruzione dell’attuale villa: i lavori, affidati all’architetto ticinese Simone Cantoni, iniziarono nel 1797 e si conclusero nel 1812, dando vita a un edificio dall’impostazione sobria ed elegante tipica del neoclassicismo. Alla morte di Innocenzo, nel 1824, la proprietà passò ai marchesi Raimondi e, nel 1883, ai duchi Visconti di Modrone, prima di essere ceduta al Comune di Como tra il 1924 e il 1925.
Tra Sette e Ottocento la villa ospitò personaggi di primo piano: Napoleone Bonaparte vi soggiornò nel 1797 con la moglie Giuseppina, che vi tornò da imperatrice nel 1805, mentre nel 1859 il marchese Raimondi vi ricevette Giuseppe Garibaldi, di cui era amico e sostenitore. La facciata, disegnata da Cantoni, conserva l’impianto neoclassico originario; gli interni custodiscono stucchi e affreschi d’epoca, mentre il parco all’italiana verso il lago è ornato da statue e da una fontana. Dal 1925 il Comune di Como utilizza la villa come sede di mostre, congressi ed eventi culturali – tra cui, nel 1927, l’Esposizione internazionale per il centenario della morte di Alessandro Volta – mentre il parco, che conta circa 800 alberi tra cui ippocastani e cedri del Libano, è liberamente accessibile al pubblico.