Sullo sperone di roccia che separa Musso da Dongo, sopra l’antica via Regina, restano le rovine della rocca di Musso: una fortezza di origine antica che nel Cinquecento fu il quartier generale del Medeghino, Gian Giacomo Medici, padrone per una decina d’anni del Lario.
Storia
La posizione controlla i traffici verso la Valtellina e la Svizzera lungo la via Regina e un tratto del lago, e sul Sasso di Musso si cava da sempre un marmo bianco-grigiastro, già noto ai Romani. Le origini della fortezza sono incerte: il FAI la attribuisce ai Longobardi, mentre altre fonti parlano di fortificazioni più antiche, galliche o romane. Il feudo andò ai Malacrida, famiglia comasca legata al ducato di Milano: la prima documentazione è del 1335, ma altre fonti danno il Duecento o il 1350. All’inizio del Cinquecento passò a Gian Giacomo Trivulzio, che con l’autorizzazione del re di Francia Luigi XII la rafforzò, ottenne il diritto di battere moneta e vi installò una zecca (1508 secondo Preboggion, 1500 secondo un’altra fonte).
Nel 1522 la rocca fu conquistata da Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, che la rese ancora più forte, con un porticciolo fortificato e altre postazioni sulla rupe. Cesare Cantù lo definì «pirata, re, brigante, traditore, ribelle, assassino, eroe»: dal castello, con i suoi mercenari, dominò il lago e gran parte della Brianza imponendo dazi e pedaggi. Il FAI colloca il suo dominio tra il 1525 e il 1532. Nel 1532 la fortezza cadde: secondo Preboggion fu sconfitta dall’esercito alleato delle Tre Leghe, secondo un’altra fonte il Medeghino firmò una tregua cedendo il castello ai Grigioni, e in entrambi i casi la rocca fu in gran parte demolita; il Medeghino ebbe il marchesato di Melegnano. Nel Seicento, sotto gli spagnoli, i Malacrida ne ricostruirono in parte le mura (Wikipedia le lega al 1636 e al forte di Fuentes).
Cosa vedere
La fortezza, al massimo della sua estensione, aveva una doppia linea di bastioni e, tra la rocca e il monte, un fossato con pali acuminati; vi si entrava da un passaggio sotterraneo e da un cammino da Dongo. Oggi restano alcuni muri, che si possono scambiare per terrazzamenti, e sopra la cava principale un torrione aggrappato alla roccia (Preboggion). Sullo sperone c’è anche la chiesa di Sant’Eufemia, con una zona picnic e una fontana, e sotto, sulle rocce a picco, il Giardino del Merlo: un giardino botanico creato dal 1858 al 1883 dal nobile Giovanni Manzi (un testo lo chiama Giuseppe), ispirato ai giardini della Riviera ligure, con più di 120 specie esotiche, ponticelli, grotte e gallerie. Dopo la morte dell’ultima erede dei Manzi cadde nell’abbandono e fu in parte usato come cava; fu recuperato e riaperto (nel 2013 secondo un sito, nel settembre 2018 secondo un altro).
Info pratiche
- Il Giardino del Merlo è chiuso al pubblico. La pagina del Comune di Musso, aggiornata il 31 agosto 2026, scrive «attualmente chiuso al pubblico per motivi di sicurezza» e rimanda al Comune di Dongo per la riapertura; un sito turistico lo dava chiuso anche a luglio. L’ingresso principale è in via del Giardino 12, prima della galleria di Dongo.
- Lo sperone sta tra Musso e Dongo: secondo OpenStreetMap il punto della rocca ricade nel territorio di Dongo, mentre il castello prende il nome da Musso.
- Un anello escursionistico dal porto di Dongo a Sant’Eufemia, con ritorno dal giardino (oggi chiuso), è descritto come Sasso di Musso, 14,5 km, 1.050 metri di dislivello e circa 6 ore e mezza, difficoltà E: dati di un sito privato, non verificati. Sulla strada c’è la chiesa di Santa Maria in Martinico.
- Il marmo bianco di Musso compare nelle facciate del Broletto di Como.
Fonti
- Preboggion, Rocca di Musso
- FAI, Musso: la cava, i ruderi del castello e Como e il suo Lago, Castello di Musso
- Comune di Musso, Giardino del Merlo (agg. 31/8/2026), North Lake Como, Giardino del Merlo, QuiComo, Il Giardino del Merlo (2023) e Como and Its Lake, Giardino del Merlo
- Wikipedia, voce Castello di Musso.