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Collegiata di Santo Stefano (Dongo)

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La collegiata di Santo Stefano è la chiesa arcipretale di Dongo, in posizione isolata a nord dell’abitato, vicino alla riva del lago. L’edificio è la ricostruzione settecentesca (1716-1735) dell’antica chiesa plebana.

Storia

Una pergamena del 1119 ricorda a Dongo un edificio di culto con le sepolture intorno, e la scheda regionale vi vede la prima chiesa plebana di Santo Stefano; i resti più antichi emersi finora, secondo la scheda del percorso turistico di Dongo, sono però di età gotica, non anteriori al Trecento. Una lapide del 1315 ricorda un ampliamento, dopo il quale la chiesa aveva tre navate con altrettante absidi. Nel 1593 la visita pastorale del vescovo Ninguarda trovò l’abside maggiore affrescata e dotata di pregevoli ancone; nel Seicento Gian Giacomo Barbello dipinse la decorazione dell’abside destra e, nel 1628, una tela con l’Immacolata.

Poiché la chiesa sorge a ridosso del lago ed era esposta alle esondazioni, nel 1716 l’arciprete Giuseppe Stampa decise di demolirla e di ricostruirla con il pavimento più alto: i lavori durarono una ventina d’anni, e sulla facciata c’è la data 1735. Le due absidi minori furono conservate e inglobate nella sagrestia e nella cappella delle Confraternite; la chiesa nuova fu consacrata il 14 giugno 1804. Nel 1884 si alzò il campanile, ma l’intervento fu poi tolto per segni di cedimento; due progetti per completare la facciata, del 1886 e del 1930, non furono realizzati. Il consolidamento delle fondazioni (1923-1929) portò alla luce un pavimento a circa tre metri sotto quello attuale, forse della prima chiesa. Gli affreschi interni sono stati restaurati dal 1985, e le facciate nel 1991.

Gli archivi diocesani descrivono la parrocchia come arcipresbiterale e collegiata, sede di vicariato dal Seicento: nel 1578, alla visita del vescovo Bonomi, contava 700 parrocchiani; nel 1773 il capitolo aveva nove canonicati; la giurisdizione comprendeva anche Mosenzonico, Melia e Campiedi. Fu sede vicariale fino al 1968. Il vescovo Alessandro Macchi, che resse la diocesi dal 1930 al 1947, la chiamava la sua cattedrale.

Cosa vedere

La facciata è severa: due ordini di lesene separati da una cornice di pietra, un timpano triangolare, il portale centrale con due porte minori, un grande finestrone rettangolare. Il campanile, completato nel Settecento, sorge sul fianco destro; l’abside, rivolta al lago, ha una cornice terminale insolita, e accanto si intravede il contorno di una meridiana consumata.

L’interno ha una navata con volta e cappelle laterali, in gran parte decorato nel Settecento. Lungo le pareti dieci nicchie ospitano statue in stucco dello scultore lagliese Stefano Salterio: il titolare della chiesa e i santi protettori delle parrocchie della pieve. Nella prima cappella a destra, dedicata a San Pietro, gli affreschi sono di Carlo Scotti, di Laino (1771 secondo la scheda regionale, 1782 secondo la scheda turistica), con ritocchi ottocenteschi di Luigi Tagliaferri; sull’altare una tela del Seicento con la consegna delle chiavi viene riferita a fra Gerolamo Cotica da Premana. La seconda, dell’Addolorata, fu affrescata nel 1743 da Giulio Quaglio, come attesta un’iscrizione, sul tema dei dolori della Vergine; l’altare ha quattro colonne tortili in marmo di Varenna.

Nel presbiterio, dominato dall’altare in marmi policromi, Carlo Scotti dipinse la storia di santo Stefano, con la Disputa, la Lapidazione e la Gloria, e nell’abside una finta architettura con l’Adorazione dell’Agnello mistico. Ai lati si aprono la sagrestia, che ingloba l’abside trecentesca e conserva gli affreschi seicenteschi attribuiti a Barbello (storie dei due Giovanni, di san Giorgio, sant’Ambrogio e san Defendente), e la cappella delle Confraternite. Sul lato sinistro si trovano la cappella neoclassica del Crocifisso, dipinta nel 1807 da Filippo Bellati, il battistero con una vasca rinascimentale e la cappella di Santa Marta, con affreschi attribuiti a Giovanni Antonio Torricelli, verso il 1756 per la scheda regionale, intorno al 1780 per la scheda turistica.

Info pratiche

  • La chiesa è in viale Mons. P. Bellesini, a nord del centro di Dongo, non lontano dal lago.
  • Secondo la scheda del percorso turistico di Dongo, curata dalla Cooperativa Imago, è di solito chiusa; gli orari delle messe sono sul sito della parrocchia, che risponde allo 0344 81233. All’ingresso centrale c’è un basso gradino con una soglia, e due gradini alle porte laterali.
  • Nello stesso comune vedi anche la chiesa di Santa Maria in Martinico e il santuario della Madonna delle Lacrime.

Fonti

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