Itinerari · Culturale · Mezza giornata: circa 45 minuti a piedi (esclusi i tempi di visita) e 2 km

Dongo a piedi: Palazzo Manzi, Martinico e Santo Stefano

Il giro di Dongo dura 45 minuti a piedi, escluse le visite. Tocca la piazza degli eventi dell’aprile 1945 che per Camminacittà decretarono la fine della guerra, un borgo antico con una chiesa romanica, il torrente da cui le ferriere prendevano l’acqua, il santuario della Madonna delle Lacrime e la chiesa arcipretale di Santo Stefano.

Il percorso è quello del progetto Camminacittà (Iubilantes con la Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio), «Sulle vie del ferro e della grande storia»: un percorso urbano in due tappe, di difficoltà turistica, con partenza in piazza Paracchini e arrivo alla chiesa arcipretale di Santo Stefano. Questa guida ne segue la sequenza, aggiunge i luoghi che il sito ha già in scheda e dice, per ciascuno, quando si può davvero entrare. I dati dei tempi sono quelli di Camminacittà, consultati il 5 ottobre 2026 (pagine aggiornate nel 2021 e nel 2024).

Il giro in breve

Tappa Lunghezza Tempo a piedi Dislivello
1. Da piazza Paracchini a Santa Maria in Martinico 760 m circa 15 minuti 20 m in salita circa
2. Da Santa Maria in Martinico al Santo Stefano 1.270 m circa 30 minuti 20 m in discesa circa

Le due tappe sommano poco più di 2 chilometri e 45 minuti, esclusi i tempi di visita; la quota massima è di 220 metri. La pavimentazione cambia spesso: cubetti di porfido, asfalto, lastricato di pietra e acciottolato.

Piazza Paracchini e il Museo della Fine della Guerra

Il giro comincia in piazza Paracchini, intitolata a Giulio Paracchini, comandante partigiano ucciso in un rastrellamento delle Brigate nere nell’aprile 1945. Sulla piazza dà la facciata sobria e neoclassica di Palazzo Manzi, costruito nei primi decenni dell’Ottocento per i Polti Petazzi: Camminacittà la dice tradizionalmente attribuita a Pietro Gilardoni, ma forse progettata da Carlo Polti. Nel palazzo c’è il Museo della Fine della Guerra, aperto nel 2014, con documenti e immagini sulle vicende dell’aprile 1945 sul Lario.

Nel 2014 un progetto della Provincia di Como, intitolato «La fine della Guerra» e pagato dalla Regione Lombardia, ha tracciato quattro percorsi tematici sul territorio, con pannelli informativi. Due pannelli stanno sulla facciata di Palazzo Manzi; un terzo, sul lungolago davanti alla piazza, segnala il luogo esatto in cui, il 28 aprile 1945, vennero fucilati i gerarchi della Repubblica sociale presi insieme a Mussolini tra Musso e Dongo. Camminacittà nota che sulla ringhiera a lago restano visibili i segni dei proiettili.

Dal palazzo si può fare, a destra, una deviazione di un centinaio di metri in via Scalini, un vicolo di porfido stretto tra case antiche, per vedere due portali con stemmi scolpiti nel marmo di Musso. Poi si imbocca via Mercato, che porta al borgo.

Martinico

Martinico è il nucleo antico di Dongo: viuzze e cortili che si aprono su una piazzetta, dove sorge la chiesa romanica di Santa Maria in Martinico. Dentro si conservano frammenti di affreschi trecenteschi, quattrocenteschi e seicenteschi; tra gli autori Camminacittà cita il Fiamminghino. Sul sagrato una lapide ricorda l’antico cimitero, documentato dal 1412 e usato fino al 1910. Per Camminacittà la chiesa è di solito aperta.

Poco dopo la chiesa, risalendo per via interna a Martinico e via dell’Erbolo, una scalinata di sei gradini porta all’antico lavatoio del borgo, restaurato di recente, con quattro vasche e una tettoia di legno. Tornati sul percorso si scende per via Tolomeo Gallio e via Iginio Gentile, dove sta l’asilo che nel 1955, con un finanziamento della Falck, diventò la «Casa dei Bambini» secondo il metodo Montessori.

Il torrente Albano e le Ferriere

Si arriva alla riva destra dell’Albano, in via Irene Rubini Falk. Qui il percorso mostra una condotta d’acqua che alimentava lo stabilimento delle Ferriere di Dongo, poco più a monte: dai Rubini ai Falck, dal 1990 a nuovi proprietari, fino ai licenziamenti dell’azienda che occupava l’area nel luglio 2026, secondo la stampa locale. Non è una tappa visitabile: si guarda dalla strada. Si attraversa il ponte nuovo e si imbocca viale della Rimembranza, aperto nel 1926.

Il santuario della Madonna delle Lacrime

Il santuario della Madonna delle Lacrime nasce intorno a una cappella campestre con un’immagine mariana che, secondo la tradizione, il 6 settembre 1553 avrebbe pianto. Un portico settecentesco precede la chiesa; dentro, due cappelle accanto al presbiterio hanno le sculture lignee di fra Diego da Careri, un’Ultima Cena e una Crocifissione del 1648-1653. Accanto c’è il convento francescano, famoso per una biblioteca di circa 18.000 volumi, che comprende una trentina di incunaboli e più di seicento libri stampati nel Cinquecento. Lungo il muro del giardino conventuale, in una piccola area di sosta, un masso con lo stemma di Arromanches-les-Bains, cittadina della Normandia, ricorda i dieci anni di gemellaggio con Dongo (1998-2008).

Accanto al convento c’è la fermata degli autobus: Camminacittà elenca la C10 per Como, Menaggio e Colico, la C17 per Garzeno, la C18 per Livo e la C19 per Pianello, Morbegno e Sondrio: da riverificare sull’orario.

Santo Stefano e il piazzale

Dal santuario si risale alla statale e si prende via dei Cossoni, accanto alla Casa del Vescovo, il palazzo che nel 1854 il vescovo di Como Carlo Romanò comprò come residenza di vacanza e dove morì nel 1855 (oggi, scrive Camminacittà, sede dell’Istituto civico musicale Alto Lario). Si arriva così al piazzale della collegiata di Santo Stefano, pieve fin dal XII secolo e ricostruita nel Settecento dopo le continue inondazioni: dentro, affreschi di Carlo Scotti e di Giulio Quaglio e statue in stucco di Stefano Salterio. Per Camminacittà è di solito chiusa; gli orari delle messe sono sul sito della parrocchia.

Dal piazzale, verso sud, lo sperone del Sasso di Musso scende a picco sul lago, con la chiesetta di Sant’Eufemia legata alle memorie del Medeghino: lassù stanno le rovine descritte nella scheda del castello di Musso, nel comune vicino. A destra c’è l’area memoriale dei Caduti, con i monumenti degli Alpini, dei Carabinieri e dei Finanzieri.

Info pratiche

  • Fonte dei dati. Lunghezze, tempi, dislivelli e pavimentazione vengono dal progetto Camminacittà (percorso 1 di Dongo e le sue due tappe). Questa guida non offre un tracciato GPS.
  • Attenzioni. La scheda di Camminacittà segnala gradini, soglie e attraversamenti della strada statale: il percorso non è privo di ostacoli.
  • Museo. Il Museo della Fine della Guerra è aperto da aprile a ottobre dal martedì alla domenica, con orari e tariffe indicati nella scheda; da novembre a marzo solo su prenotazione.
  • Chiese. Santa Maria in Martinico è di solito aperta; Santo Stefano di solito chiusa; per il santuario delle Lacrime non abbiamo orari ufficiali.
  • Come arrivare. Camminacittà indica che la partenza è raggiungibile in autobus e che presso la partenza c’è parcheggio.

Fonti

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