Cosa Vedere · Punti storici

Ferriere di Dongo (area ex Falck)

Alto Lario

Dongo →

Le Ferriere di Dongo sono lo stabilimento siderurgico che sorge sul torrente Albano, a monte del centro di Dongo, e che per due secoli ha dato lavoro a gran parte del paese. Furono dei Rubini, poi dei Falck, e dal 1990 ebbero altri proprietari. Secondo la stampa locale, a luglio 2026 l’azienda che occupava l’area ha comunicato il licenziamento dei dipendenti rimasti. Non è un museo: si guarda dall’esterno, lungo il percorso a piedi di Dongo.

Storia

La tradizione del ferro viene dalla valle. Il progetto Camminacittà colloca la prima segnalazione di miniere di ferro nella zona di Dongo in un documento del 1412, mentre la voce di Wikipedia sul paese cita come primo un documento del 1465: le fonti non coincidono. Per il Comune, fra le tradizioni più antiche del paese c’è la lavorazione del ferro delle miniere della valle Dongana, e la Comunità Montana, nel testo ripreso da Camminacittà, ricorda che le valli Albano e Cavargna e la Morobbia, in Ticino, conservano le tracce di miniere, carbonaie, altiforni e fucine lungo quella che chiama la «Via del Ferro».

Fu Pietro Rubini, nel 1792, a rilevare miniere, forno e fucine del conte Cesare Giulini, di cui era stato procuratore; vi lavoravano quasi 90 persone. La voce di Wikipedia dà una successione un poco diversa: nel 1771 i fratelli Giacomo e Antonio Mainoni avrebbero acquisito miniere e impianti, e nel 1792 sarebbero arrivati i Rubini, autori di un altoforno alimentato a carbone di legna per la ghisa. La Fondazione ISEC data al 1818 la Ferriera di Dongo, e l’Archivio storico Falck scrive che la sua storia risale a ben prima del 1906.

Nel 1833 i Rubini chiamarono come consulente un ingegnere alsaziano esperto di siderurgia, Giorgio Enrico Falck. Nel 1839 nacque la società «Rubini, Falck, Scalini e Comp.»: secondo Camminacittà portò a Dongo laminatoi al posto dei magli, soffianti a stantuffo e un altoforno all’inglese mai usato prima in Lombardia, e nel 1841 la ditta ricevette una medaglia d’oro. Dopo le vicende politiche del 1848-1849, racconta Camminacittà, l’azienda puntò sul guadagno immediato più che sulle innovazioni, e nel 1863 la direzione tecnica passò a Enrico Falck, figlio di Giorgio Enrico, sposato con Irene, figlia di Giuseppe Rubini. Nel 1880 Giulio Rubini chiuse l’altoforno e abbandonò l’estrazione dalle miniere locali.

Il 26 gennaio 1906 le Ferriere di Dongo confluirono, insieme a quelle di Vobarno e a un terreno a Sesto San Giovanni, nella nuova Società anonima Acciaierie e Ferriere Lombarde, costituita a Milano per iniziativa di un omonimo nipote del consulente alsaziano, anche lui Giorgio Enrico Falck. Camminacittà ricorda che a Dongo gli operai passarono da 400 a 1.800; negli anni Sessanta, secondo un articolo di Arci Ecoinformazioni, i dipendenti erano 2.200.

Il 26 febbraio 1990 lo stabilimento fu ceduto dalla Falck al gruppo Cagiva dei Castiglioni, secondo Camminacittà e La Provincia di Como. L’attività passò poi, dopo il fallimento del 2008-2009, a una società cinese. Nel maggio 2018 La Provincia scriveva che il complesso sarebbe andato all’asta in tre lotti, uno ancora industriale, uno artigianale e uno, quello del porto, da sviluppare in senso turistico.

Il 2026

Secondo Arci Ecoinformazioni, la produzione era ferma dal dicembre 2024. Il 24 luglio 2026 le lettere di licenziamento sono state consegnate agli ultimi dipendenti: circa un centinaio per Ecoinformazioni, 60 per Italypost, che parla di Dongo Casting, azienda con sede nell’area delle ex Acciaierie Falck. Secondo Ecoinformazioni la proprietà è divisa tra una società che controllava la produzione e un’altra che detiene aree e immobili, e il futuro dell’area, dice Ecoinformazioni, non ha ancora un progetto chiaro.

Cosa si vede

Dalla riva destra dell’Albano, in via Irene Rubini Falk, Camminacittà segnala una condotta d’acqua che alimentava il grande stabilimento delle Ferriere, che sorge poco più a monte; i magazzini stavano più a valle, accanto al porto. È tutto ciò che il percorso a piedi propone: lo stabilimento è un’area industriale, non una tappa visitabile.

Sul percorso

Il tratto dalla chiesa di Santa Maria in Martinico al Santo Stefano costeggia l’Albano proprio qui. Il percorso completo è nell’itinerario di Dongo a piedi.

Info pratiche

  • La posizione sulla mappa è approssimata: il complesso è esteso e le fonti dicono solo che sta «poco più a monte» del tratto di via Irene Rubini Falk.
  • Non abbiamo trovato visite organizzate né aperture al pubblico dello stabilimento. L’area è industriale: conviene guardarla dalla strada e dalla riva del torrente.
  • Notizie in evoluzione: la chiusura è recente e la sorte dell’area, secondo la stampa, è aperta. I dati di questa scheda vanno ricontrollati.
  • Nelle vicinanze: il santuario della Madonna delle Lacrime e la chiesa di Santa Maria in Martinico.

Fonti

← Torna a Cosa Vedere